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10 dicembre 2017

La necessità del Natale per la salvezza nella Pasqua - Il Libro di Isaia 4° parte

Il Natale era necessario perché Dio potesse darci la possibilità di rimettere in paro il nostro rapporto con lui nella Pasqua.
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Siamo al quarto appuntamento con il Libro di Isaia, un libro scritto settecento anni prima del primo Natale, che copre circa sessanta anni della vita del popolo di Dio, dove la storia non è lineare, ma gira attorno alle profezie  che via via Dio fa al profeta.

Oggi parleremo del brano con cui Dio, tanti anni fa, ha convinto un giovane scettico e che amava le cose concrete, le statistiche, i numeri, che Gesù era realmente venuto, e che era esattamente quello che diceva di essere: il Salvatore. Quel giovane ero io,  ed il capitolo è il 53.

I primi 39 capitoli, li avevamo intitolato “Guai”. Ma con Simone nel secondo messaggio, avevamo visto che “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, ma che anzi Dio è pronto a perdonare  e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa. E infatti avevamo detto che il tema dal capitolo 40 in poi  è la “Gioia” o “Non temete”.

Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con questo versetto

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Avevamo detto che Dio e  Dio solo,  avrebbe potuto ristabilire la parità tra Lui e l'uomo, pagare per il debito enorme di gratitudine accumulato dall'uomo. E questo avrebbe significato mandare qualcuno che avesse  da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore. Questo uomo si sarebbe chiamato il Salvatore.

Ciò che il mondo tra pochi giorni ricorderà (e, che piaccia o meno, non solo quello cristiano) è qualcosa che era necessario affinché potesse giungere il momento nel quale Dio avrebbe ristabilito la parità tra lui e il suo popolo.

 Il Natale è giunto, perché potesse arrivare la Pasqua. Senza il Natale, il mondo non avrebbe visto il Salvatore, non lo avrebbe conosciuto, non avrebbe avuto la possibilità di credere, né di essere salvato.

Il Natale è strettamente connesso alla Pasqua, poiché parla di un Salvatore: Gli angeli in quel primo Natale dissero ai pastori:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 3:11)

Nel libro di Isaia che stiamo studiando, per diciassette volte la parola Salvatore  è stata usata per identificare Dio,  per sole due volte essa è invece riferita  a qualcuno che verrà mandato,  e significative sono  le due parole ebraiche usate per Salvatore.

La prima è  “Yasha”  che sta a significare “colui che concede un grande spazio per muoversi”. Durante la deportazione a Babilonia,  il popolo di Dio avrà letto e riletto le profezie di Isaia;  cosa pensate potesse significare  per un popolo deportato in Babilonia  e rinchiuso come schiavo al servizio del re  un Salvatore che concede un grande spazio per muoversi?

Cosa pensi possa significare per te un Dio che viene in carne ed ossa, per concederti più spazio per muoverti?

La tecnologia ha reso possibile per molti di noi di spostarci da un continente all'altro in poche ore. Ma spesso il luogo più difficile da dove vorremmo fuggire siamo noi stessi: le nostre paure,  i nostri limiti, le nostre abitudini sbagliate (i peccati).

Gesù è venuto  a Natale per essere “Yasha”, il Salvatore, e darci più spazio, liberarci da noi stessi, farci volare lontano dai nostri limiti e problemi.

L’altra è  “Gah-a”,  che significa “colui che paga per avere in dietro qualcosa”. Come si saranno sentiti gli esuli di di Giuda in Babilonia sapendo che sarebbe venuto qualcuno che avrebbe pagato un prezzo altissimo pur di poterli avere indietro?

Come ti senti tu sapendo che Gesù è “Gah-a” colui sceso per pagare per tutti; tutti i nostri eccessi,
tutta la nostra ribellione, tutta la nostra voglia di fare ciò che il Padre ci dice di NON fare e di NON fare ciò che ci chiede?

Dio manderà qualcuno della sua stessa natura  per dare uno spazio più grande dove il suo popolo possa muoversi  ed a pagare per averlo indietro;  e non sarà un prezzo esiguo poiché:

“Infatti così parla il Signore: «Voi siete stati venduti per nulla e sarete riscattati senza denaro». ” (Isaia 52:3)

Attenzione, perché quel “senza denaro”  potrebbe trarci in inganno.  Quello che dice Isaia qui per conto di Dio, è che “non basterà il danaro per riscattare il suo popolo”,  ma servirà molto di più.

Per riscattare un popolo reso schiavo e senza valore  tanto da essere venduto per nulla  non basterà il danaro, ma servirà qualcosa di molto più prezioso: la vita di colui che solo avrebbe obbedito perfettamente a Dio,  vita per vita.

Immagina di essere stato rapito dall'Isis e che abbiano richiesto per non ucciderti, che il  presidente degli Stati Uniti ti sostituisca dinanzi al plotone d'esecuzione: pensi che Mr. Trump lo farebbe?

Qui c'è ben più del presidente degli Stati Uniti che prende il tuo e il mio posto dinanzi al plotone.

Tu potresti dirmi:  “Ok, Marco, ci sono stati tanti eroi che hanno salvato dal plotone d'esecuzione degli innocenti.” E avresti ragione. Ma quanti sarebbero stati disposti, sapendo che le persone scelte per morire,erano dei pedofili, degli assassini, commercianti di armi, responsabili della deforestazione in Amazonia, dittatori crudeli in Nord Corea?

Colui che sarebbe venuto a Natale non avrebbe badato a chi era nella lista dei condannati, ma anzi sarebbe venuto non per salvare degli innocenti,ma dei colpevoli.

Ma che tipo di Salvatore sarebbe stato mandato? Quale Messia avrebbe scelto Dio  per la Sua opera di salvezza?

Il popolo ebreo attendeva un Salvatore  che eguagliasse e superasse i fasti di re Salomone,  un principe guerriero che sgominasse ogni nemico di Israele, ma il capitolo 53 lo descrive in una maniera completamente differente.

Leggiamolo assieme dal capitolo 52 al versetto 14 fino alla fine del capitolo 53, e poi commenteremo:

'Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo), così molte saranno le nazioni di cui egli desterà l’ammirazione; i re chiuderanno la bocca davanti a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito.' (Isaia 52:14-15) 

'Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore ?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato ; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il  Signore  ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella sua bocca. Ma il  Signore  ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del  Signore  prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori ; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.' (Isaia 53:1-12)

Commenteremo alcuni brani assieme.

“Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo).” (Isaia 52:14a)

Ecco come appare Gesù dopo la flagellazione e con la corona di spine sul capo! Al capitolo 19 del suo Vangelo, Giovanni descrive come appariva Gesù, tanto che Pilato deve dire alla gente “Ecco l'uomo” quando lo presentò loro perché decidessero se dovesse vivere o morire.

(Nelle prime bibbie in latino era scritto “ecce homo”: e fino a qualche anno fa  quando qualcuno diceva “ti riduco un ecce homo” voleva dire che ti riduceva in condizioni da non sembrare più un uomo.”)

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci..(Isaia 53:1-2)

Il popolo si attendeva un re nel suo manto, seguito da eserciti.

“Disprezzato e abbandonato dagli uomini,  uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.” (Isaia 53:3)

Oltre a essere percosso, sputato e deriso  dai militari e dalla gente lungo la strada del Golgota vi ricordate che tutti fuggirono; solo Pietro rimase a distanza,  ma poi lo rinnegò tre volte,

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni” (Isaia 53: 5a)

Per verificare che fosse morto  un militare romano piantò una lancia nel fianco di Gesù.  per decretarne la morte.: “Ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con una lancia e dalla ferita uscì subito sangue e acqua.” (Giovanni 19:34)

“ Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isaia 53:6)

Vi ricordate chi dirà di essere Gesù?  “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore.” (Giovanni 10:11)

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7a)

Pilato stesso lo implorerà di difendersi: “Pilato gli chiese ancora: "Perché non dici niente? Guarda di quante cose ti accusano".  Ma Gesù, con grande meraviglia di Pilato, non disse una parola.” (Marco 15:4.5)

 “Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco.” (Isaia 53:9a)

Il corpo di Gesù verrà deposto in una tomba nuova di un ricco discepolo di nome Giuseppe di Arimatea”: “Quando si fece sera, un certo Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco che era diventato discepolo di Gesù,  si presento a Pilato per chiedergli la salma, e Pilato ordino di consegnargliela. Giuseppe prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un lenzuolo di lino pulito  e lo mise nella propria tomba nuova, che aveva scavato nella roccia.” (Matteo 27:57-60)

“Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce  e sarà soddisfatto.” (Isaia 53:11a)

Il tormento  nel Getzemani quando disse “allontana da me questo calice” (Luca 22:42) e la luce accecante della resurrezione che abbaglierà le guardie romane.

“perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.” (Isaia 52:14-53:12)

Gesù verrà crocifisso assieme a due ladroni, lui stesso dirà in Luca 22:37 “Perché io vi dico che in me deve essere adempiuto ciò che è scritto: “Egli è stato contato tra i malfattori”” (Luca 22:37)

Isaia letteralmente “vede” la croce… 772 anni prima che tutto ciò accada Quasi sicuramente non capisce  cosa Dio gli sta facendo descrivere che avrà un senso per coloro che saranno nati dopo il Natale dell'anno 1.

Ma, fermatevi un attimo: e se fosse tutto un caso? Se fosse solo la mia voglia di credere a farmi vedere Gesù nell'uomo che Isaia descrive? Se le otto profezie che abbiamo visto fossero solo un caso fortunato? E se dovesse ancora venire?

Vi avevo detto che all'epoca ero un giovane “scettico, e che amava la scienza e la “statistica”; Dio ci conosce, e sa come siamo fatti; è per questo che mi mise di fronte lo studio di un certo  professor Peter Stoner.

Stoner era un matematico,  rettore dell'università di Pasadena in USA negli anni quaranta ... ed era un credente.

Tra i molti studi che ha fatto, ce ne è uno circa le profezie della Bibbia. Egli afferma questo:

“Applicando la scienza che regola il calcolo delle probabilità, e considerando solo 8 profezie su Gesù si, si ha che le probabilità che un qualsiasi uomo vissuto dall’inizio della storia abbia le stesse caratteristiche citate in appena 8 profezie della bibbia, sono di 1 possibilità su 100 milioni di miliardi, ovvero 10 alla 17° potenza”

Stoner fa questo esempio:

Se prendessimo 100 milioni di miliardi di monete da un dollaro e le disponessimo sulla superficie del Texas (2 volte e mezza l'Italia)  avremmo uno strato di monete alto circa 65 cm. 

Contrassegniamo una moneta e mescoliamola tra le altre. Prendiamo quindi una persona e bendiamola, dicendogli che deve tentare di trovare la moneta contrassegnata, che può andare dove vuole ma che avrà un solo tentativo a sua disposizione. 

Bene, le possibilità che trovi la moneta in quell’unico tentativo sono (appunto) 1 su 100 milioni di miliardi.”

Questo è quello che succede considerando  appena 8 profezie che si sono avverate in Gesù.  Ma se considerassimo 48 profezie (e ce ne sono circa 300)   allora le possibilità che Gesù rassomigli “per caso” alle profezie stesse sono 1 su …  beh, vi faccio vedere il numero.

1,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000

E' un 1 seguito da 157 zeri Per brevità i matematici dicono che è 10 alla 157° potenza: è approssimativamente la massa totale degli elettroni presenti nel modo conosciuto.

A chi crede non servono questi numeri per credere, perché se hai creduto, sai da solo, sai da sola quale cambiamento  ha provocato in te Gesù nel momento che lo hai accettato.

Vorrei ascoltare assieme a voi una canzone, che in appena tre minuti, spiega quello che io ci ho messo quaranta a spiegare...


 "E la gente festa farà"

Il Natale è da sempre sinonimo di gioia, perché non possiamo come uomini fare a meno del Natale.

Il Natale ci dice he Gesù è veramente il Salvatore, che Cristo è veramente disceso dal Cielo, che la salvezza è realmente a portata di mano, se credi nel Natale e accetti la Pasqua. Se credi che Dio è realmente sceso tra noi, e accetti che ne hai bisogno per coprire le tue colpe

A chi crede serve di sapere che  era necessario il Natale, Dio che scende in forma di uomo, per portare salvezza a Pasqua:

“ Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 7:14)

Preghiamo.

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03 dicembre 2017

Chi pagherà il debito? - Il Libro di Isaia 3° parte

Qualsiasi cosa avessimo fatto, non saremmo mai stati capaci di ripagare il debito verso Dio per tutto quello che ha fatto per noi. E' per quello che Egli stesso sarebbe disceso come uomo per mettere a paro i conti in vece nostra.
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Per chi non c’era le scorse due settimane,  abbiamo iniziato lo studio del libro di Isaia  con una panoramica di tutto il libro.

E' difficile fare una “panoramica”, perché il libro non è scritto come una “storia lineare”, un inizio, un centro, una fine, ma è la raccolta delle rivelazioni che Dio fa ad Isaia durante un periodo di oltre sessanta anni, alternate a racconti di ciò che Isaia vive e vede nel frattempo in Giuda.

Isaia scrisse più di settecento anni prima di Cristo,  e descrive come pian piano il popolo di Dio va lontano dalle leggi di Dio,  e cosa riceve in cambio... e non sono cose belle!

Un unico popolo ma ormai diviso in due regni, Giuda ed Israele.

Nella primo messaggio  avevamo visto i primi 39 capitoli,  che avevamo intitolato “Guai”. Se siamo abituati al Dio d’amore e di misericordia del Nuovo Testamento,  qui dobbiamo rivedere il nostro giudizio; troviamo un Dio duro,contro il suo popolo,  che permettere punizione su punizione,  distruzione su distruzione,  massacro su massacro.

Ma, con Simone nel secondo messaggio, abbiamo visto che il Signore non serba la sua ira per sempre, ma che anzi Dio è pronto a perdonare e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa.

Nei capitoli da 1 a 39 il linguaggio è duro,  ma come vi ho detto non è un libro “cronologico”, per cui i messaggi e le verità di Dio sono contenute lungo tutto il libro.

E Dio “semina” piccole parole  che fanno riferimento ad un “residuo”, una minima parte del suo popolo,  che tuttavia esiste all'interno di quella situazione tutta sbagliata; una parte che prima o poi tornerà a Dio... ma non per proprio merito.

Se la prima parte si intitolava “GUAI”,  e la seconda “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, la terza parte la potremmo intitolare  “GIOIA” o “Non temere!”. Abbiamo già visto nelle due prediche precedenti l'apertura del capitolo 40. Questa:

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio parla di una schiavitù: ricordate che quando scrive Isaia e Giuda non era stato ancora deportato in Babilonia, e Israele non era stato ancora deportato in Assiria Il ricordo della schiavitù in Egitto era lontano...

Di quale schiavitù sta parlando Dio, allora? Leggiamo Isaia 2:

“Infatti tu, Signore, hai abbandonato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché sono pieni di pratiche divinatorie, praticano le arti occulte come i Filistei, fanno alleanza con i figli degli stranieri.  Il suo paese è pieno d’argento e d’oro e ha tesori a non finire; il suo paese è pieno di cavalli e ha carri a non finire.  Il suo paese è pieno di idoli: si prostra davanti all’opera delle sue mani, davanti a ciò che le sue dita hanno fatto.” (Isaia 2:6-8)

Il popolo si è creduto “libero” dopo l'Egitto, e ha cominciato ad approfittare di questa nuova libertà concessa, tanto da cadere di nuovo in una schiavitù forse peggiore della prima; la schiavitù della superstizione (pratiche divinatorie, arti occulte), la schiavitù del denaro (argento e oro), la schiavitù dell'avere (cavalli e carri), la schiavitù di dei costruiti a propria immagine e somiglianza nel modo che più gli fa comodo (idoli, opera delle sue mani).

Ciclicamente l'uomo vive questa situazione: passiamo da momenti terribili (una guerra, una dittatura, una carestia) dove invochiamo Dio come ultimo rifugio; e poi, non appena le cose si mettono a posto un po', facciamo della libertà per cui avevamo pregato Dio il posto dove facciamo come ci pare e piace.

Facciamo allora come se questa terra e non il Cielo fosse la nostra casa in eterno; ci “mettiamo comodi”,  cerchiamo di conoscere il nostro futuro attraverso gli oroscopi, accumuliamo denaro e averi come se fossero per sempre nostri, e alla fine ognuno si fa un proprio dio da adorare: il danaro, il sesso, la carriera, una squadra di calcio, ecc.

Tutto questo Dio lo chiama “iniquità”. Parola difficile: cosa significa?

Iniquità è una parola di origine latina composta da due parti: “in” = “non” e “equitas” = “piano, paro, parallelo, giusto”

Rileggiamo i versetti del capitolo 40;

“«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». .” (Isaia 40:1-2)

Dio dice che c'era un debito  che è dato dalla iniquità del popolo.

Dio dice che il suo popolo è “iniquo”, ovvero “non parallelo”,  non è in paro con quello che Dio ha fatto a suo favore,  non riconosce che non è per la sua bravura che è libero e in una terra feconda, e per questo non rende culto e non rispetta colui che lo ha reso possibile.

Io sono commerciante, e do delle cose ai miei clienti senza pagare: quelle cose hanno un costo, e i miei clienti hanno un debito. I miei clienti per mettersi “in paro”  prima o poi debbono pagare il costo di ciò che gli ho dato.

Cosa ci ha dato Dio?  Potremmo mai ripagare Dio per la creazione? No di certo! Ma Dio ci offre la possibilità UNICA di “pareggiare il conto” di ciò che ha fatto lui, con la semplice obbedienza alle sue leggi. E' un affare!!! E, se non lo fai, sei “iniquo”.

Il debito di cui parla qui Dio era un debito di gratitudine verso di lui  per averli liberati dalla schiavitù d'Egitto e per essere assieme a loro in ogni istante. (Vi ricordate? La colonna di fuoco la notte e la nuvola il giorno nel deserto.)

Il debito che ci rende iniqui di fronte a Dio è nella nostra stessa natura umana sin dalla creazione.

“Ecco il giardino di Eden, Adamo ed Eva, l'ho cerato per voi, è tutto vostro; solamente, non toccate quell'albero”...

“La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò” (Genesi 2:6)

Iniqui.

“Io vi ho liberato dalla schiavitù in Egitto, ho aperto il Mar Rosso per fari passare; solamente, non adorate altri dei   all'infuori di me...”

“E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d’oro e li portò ad Aaronne.  Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!» “ (Esodo 32:3-4)

Iniqui.

“Io vi do ricchezza e benessere, e dei capi per guidarvi e aiutarvi; solamente, aiutate anche chi non ha nulla nella nostra società, ovvero vedove ed orfani.”

 “I tuoi prìncipi sono ribelli e compagni di ladri. Tutti amano i regali e corrono dietro alle ricompense; non fanno giustizia all’orfano e la causa della vedova non giunge fino a loro.” (Isaia 1:23)

Iniqui.

Eppure, il capitolo 40 si apre con la parola “Consolate”. La parola più usata nella prima parte era “Guai” (21 volte); nella seconda Guai viene sostituita da  “Gioia” (17 volte), “Non temere” (12 volte) e “consolazione” (11 volte);  e poi speranza, letizia...

Dio dice che il debito è pagato, che il suo popolo non è più “iniquo” che sono “in pari” con quello che  lui ha fatto a suo favore.

Al capitolo 41 Dio dice questo di Giuda e Israele:

"Tu, che ho preso dalle estremità della terra, che ho chiamato dalle parti più remote di essa, a cui ho detto: “Tu sei il mio servo”, ti ho scelto e non ti ho rigettato. Tu, non temere, perché io sono con te; non ti smarrire, perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia.” (Isaia 41:9-10)

Cosa è successo? Il popolo è improvvisamente “rinsavito”, e ha deciso di onorare e rispettare il Signore?

Ma neanche per sogno!  Difatti Dio dice al capitolo  43:

“Tu non mi hai invocato, Giacobbe, anzi ti sei stancato di me, Israele!  Tu non mi hai portato l’agnello dei tuoi olocausti e non mi hai onorato con i tuoi sacrifici; io non ti ho tormentato con richieste di offerte, né ti ho stancato domandandoti incenso. Tu non hai comprato con denaro canna odorosa per me e non mi hai saziato con il grasso dei tuoi sacrifici; ma tu mi hai tormentato con i tuoi peccati, mi hai stancato con le tue iniquità. ” (Isaia 43:22-24)

No. Giuda e Israele non sono cambiati,  e , mi spiace dirlo, dall'epoca non siamo cambiati neppure noi.

Perché allora Dio cambia parere? Continuiamo a leggere il capitolo  43 per scoprirlo:

“Io, io, sono colui che per amore di me stesso cancello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati.” (Isaia 43:25)

E poi, al capitolo 48, riafferma;

Per amore del mio nome io rinvierò la mia ira, e per amore della mia gloria io mi freno per non sterminarti. ...“Per amore di me stesso, per amore di me stesso io voglio agire; perché infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non darò la mia gloria a un altro.” (Isaia 48:9, 11)

Eccolo, il motivo!  “Per amore di me stesso” dice Dio ben quattro volte in tre versetti. Dio ha capito che, quella sua creatura ribelle, pur sapendo quello che Dio ha fatto per lui, e pur conoscendo ciò che piace a Dio, continuerà nel suo folle progetto di non seguirlo,  di non rispettarlo e di non riconoscerlo come unico Dio

Tutto questo si può riassumere in una sola parola: peccato. La parola peccato significa “non centrare il bersaglio, andare fuori dalla sagoma che fa da bersaglio”.

Paolo espone il problema in questi termini:

“Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.  Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.  Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:21-24)

Chi, o  cosa potrà mai interrompere questa spirale che ci vedrà ripetere in eterno gli stessi errori?

Capitolo 42:

“1 Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. 2 Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. 3 Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. 4 Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». 5 Così parla Dio, il Signore, che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce, che dà il respiro al popolo che c’è sopra e lo spirito a quelli che vi camminano. (questo è il nostro “debito” che dovremmo “ripagare a Dio per tutto quello che ha fatto per noi) 6 «Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per la mano; ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni, 7 per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri e dalle prigioni quelli che abitano nelle tenebre. (Isaia 42:1-7)

Ricordate che, già al tempo di Isaia, il popolo attendeva il “Messia”, che significa “l'unto”, il prescelto, colui che avrebbe riunito i due regni in uno solo, e avrebbe regnato con potenza.  Gli ebrei attendevano un re terreno,  che riunisse due regni terreni. Lo attendono ancora...

Nei piani di Dio invece c'era un re disceso dal Cielo, per riunire due regni molto più ampi: non solo Giuda e Israele, ma Ebrei e Gentili, ovvero, i “non ebrei”, ovvero, tutto il resto del mondo, affinché il popolo di Dio non fosse un popolo specifico, ma tutti coloro che avrebbero creduto in colui che avrebbe mandato.

Al capitolo 49 Dio descrive la grandezza e l'umiltà,  il disprezzo e la gloria di colui che sarebbe venuto a rendere le cose “pare” tra noi e Dio.

“Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra». Così parla il Signore, il Redentore, il Santo d’Israele, a colui che è disprezzato dagli uomini, detestato dalla nazione, schiavo dei potenti: «Dei re lo vedranno e si alzeranno; dei prìncipi pure e si prostreranno, a causa del Signore che è fedele, del Santo d’Israele che ti ha scelto». ” (Isaia 49:6-7)

Non un servo (è troppo poco! dice Dio)  può essere lo strumento della salvezza fino alle estremità della terra,  ma qualcuno che sia la luce delle nazioni ed ai cui piedi re e governanti di tutto il mondo si prostrino.

Più volte Dio aveva chiamato Giuda e Israele suoi servi;  se quindi nessuno del suo popolo  avrebbe mai potuto essere sufficiente per assolvere a questo compito,  CHI MAI avrebbe potuto?

Dio,  Dio solo, avrebbe potuto.  Lui solo; ma lui è Dio, è spirito, non è un uomo. Questo avrebbe significato mandare qualcuno  che avesse da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra…,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Il residuo, la discendenza divina di cui parla Isaia, tornerà, ma  non per merito proprio. Il debito della nostra iniquità che si chiama peccato, sarà pagato da un re.

Il re si chiamerà Gesù, e all'inizio del suo ministero terreno, leggerà nella sinagoga di Nazaret un brano da Isaia  pronunciando queste parole:

"Lo Spirito del Signore è su di me: mi ha consacrato per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunciare la liberazione ai prigionieri, il recupero della vista ai ciechi; per liberare gli oppressi dai loro oppressori.” (Luca 4:18)

Ma vedremo meglio questi due brani la prossima settimana.

Preghiamo

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26 novembre 2017

Avere un esempio per essere un esempio

Chi stiamo seguendo come modello? Un calciatore, una cantante, un uomo o una donna famosi per la loro bontà o forza? Chi mi sta attorno riconosce in me il modello o l’esempio che sto seguendo? E' Cristo il modello che il mondo deve vedere in me, per portare altri a conoscerlo e riconoscerlo come Signore.

(Messaggio portato da Sandro Ferretti)
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"Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione,  rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento.  Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso,  cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri.  Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù." (Filippesi 2:1-5)



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19 novembre 2017

Il Signore non serba la sua ira per sempre - Il libro di Isaia 2° parte

Quanto dura la tua ira? Quanto sei pronto, quanto sei pronta ad usare la misericordia? Quanto sei capace di amare oltre il male che gli altri ti hanno fatto? Siamo figli di un Dio che non ama l'ira, ma la misericordia; anche quando applica l'ira contro coloro che lo negano, il suo cuore è pronto a benedire e ad usare misericordia verso tutti coloro che tornano a Lui. E noi, come figli, dobbiamo comportarci come Lui.

(Messaggio portato da Simone Giannicola)

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"«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. " (Isaia 40:1)

"Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. " (Salmo 103:9)

"Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia." (Michea 7:18)

"Allora Dio pronunciò tutte queste parole:  «Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.  Non avere altri dèi oltre a me. Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.  Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,  e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti." (Esodo 20:1-6)

"Io sono il Signore; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli. Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove; prima che germoglino, ve le rendo note». " (Isaia 42:8-9)

"Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello. "( 1 Giovanni 4:19-21)

"Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira  e non fate posto al diavolo." (Efesini 4:26-27)

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